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Sulle ninananne Inglesi
In un programma radiofonico del 1970, il conduttore, O. Michael, così descrisse le ninnananne: “Fra tutti i canti popolari, quelli che maggiormente sono riusciti a perdurare sono forse le ninnananne, create per realizzare il lavoro speciale e sottile di far addormentare quei bambini che vorrebbero rimanere svegli. Alcune melodie, persino quelle usate in società molto sviluppate, non sembrano mutare nel corso di migliaia di anni. Una teoria sostiene che il tipo di ninnananne che le persone ascoltano nella loro infanzia, può influenzare l’intero corso della musicalità di una nazione”.

Un libro che suggerisce molte riflessioni sulle ninnananne, è The Lullaby book (Il Libro sulle ninnananne) di Leslie Daiken, un famoso scrittore inglese ed annunciatore radiofonico, in particolare di programmi su ninnananne e musiche per bambini. Daiken spiega che le bambinaie dell’antica Roma usavano la parola lalla per acquietare i piccoli affidati alle loro cure. Questa parola ha una connessione sonora con il greco laleo ed il latino loquor, ed anche con il greco lalle, il suono provocato dalle onde del mare sulla spiaggia. C’è che sostiene che lullaby (ninnananna in inglese) sia una contrazione di lulla-baby. Si ritiene anche che l’origine del verbo inglese to lull (cullare) sia attribuibile ad una radice nordica di cui esistono testimonianze molto antiche.

Varianti della sillaba, però, rafforzano la teoria dell’origine della parola lullaby dal latino lullare. Le ninnananne, in qualsiasi lingua, risuonano di suoni soporiferi. Le mamme spagnole riempiono i loro canti con l’incantevole aroro, di tono andaluso, mentre le mamme inglesi creano note primitive e ripetitive come ba-ha ba-ah ba-ha ba-ha. Parole di questo calibro ci aiutano a creare un’atmosfera, una cultura; sono pigmenti del ‘colore locale’. Il potere della monotonia è un elemento intrinseco delle ninnananne e quasi si avvicina all’effetto del metronomo.

Il ritmo binario ricorda il battito del cuore della mamma, il ritmo che tutti gli esseri umani sentono nei primi barlumi di vita in questo mondo, dai tempi più remoti ad oggi.

Vi sono ninnananne inglesi connesse ad un ‘cantare introspettivo’ e quelle che esprimono un ‘cantare estroverso’. Il canto che definiamo introverso afferma l’imprevedibilità dell’esistenza. E’ una sorta di dialogo con il bambino e questi comprende più di quanto ci aspetteremmo. Il ‘canto estroverso’ è quello della ninnananna che afferma che, nella vita, tutto procede in modo corretto ed ogni circostanza che viene descritta è serena e rassicurante. Il papà potrebbe essere andato a caccia, a pesca, a badare al gregge, a macinare il grano, ma ritornerà a casa presto. Se i genitori non sono con la loro bambina, la ninnananna le offre conforto ed inoltre è sempre data una spiegazione per giustificare la loro assenza.

Doni e ricompense hanno anch’essi un ruolo centrale. Premi allettanti in ritorno di un buon comportamento adornano le più dolci ninnananne. Queste ricompense vanno dalla promessa del più semplice benessere ad impossibili prospettive di ricchezza e potere.

Minacce e punizioni non mancano nel repertorio britannico e qualche volta sono evocati persino personaggi che incutono paura.

Un altro elemento che vale la pena menzionare è quello del Sonno personificato, figura che proviene dalla mitologia della Terra del Nod. Troviamo, infine, personaggi intimi e protettivi: uccelli canterini, schiere di angeli, fate e folletti custodi con poteri magici. Il tedesco Sandmännchen (Il piccolo uomo di sabbia) ha il suo omologo inglese che arriva in punta di piedi a spargere una gentile polvere di sonno sulle palpebre dei bambini che non dormono.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
   
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