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Sulle ninnananne italiane
L’Italia ha preservato un sistema di canti tradizionali che è allo stesso tempo straordinariamente antico e vario. I cambiamenti nella società italiana sembravano sopraggiungere solo quando invasioni alteravano il carattere etnico di una regione o quando una rivoluzione sociale e psicologica sconvolgeva la vecchia struttura sociale.

Per comprendere la varietà dei canti popolari italiani, incluse le ninnananne, dobbiamo prendere in considerazione il fatto che l’Italia rimase divisa in un gran numero di province e regioni, una volta città stato, di cui ognuna sviluppò il suo proprio dialetto ed i suoi canti.

Se ascoltiamo le ninnananne delle fonti musicali raccolte da Alan Lomax e disponibili presso la Biblioteca Nazionale di Roma, o presso il Sound Archive (Archivi sonori) della British Library (Biblioteca Britannica) di Londra, possiamo avere una vivida idea dei sentimenti delle mamme italiane nella società rurale di una volta.

In particolare nell’Italia meridionale, le melodie e le parole delle ninnananne riflettono la pena e le frustrazioni della donna nella società patriarcale del tempo, una società con influenze euro-asiatiche. Le ninnananne dell’Italia del Sud sono bellissime, ma alcune presentano dei veri e propri gemiti di disperazione. Al contrario, le ninnananne del Nord Italia sono generalmente gioiose o dolcemente apprensive, ad eccezione di alcune provenienti dalla laguna veneta.

Nel 1950, una dettagliata ricerca etnomusicologica di Alan Lomax e Diego Arpitella riporta le seguenti asserzioni: “Le brillanti città italiane svilupparono rapidamente una ricca cultura che aveva radici nelle civiltà del passato classico piuttosto che nella cultura popolare locale; mentre i contadini sulle colline e nei villaggi continuarono a seguire i modelli del loro passato. Questa frattura tra città e campagna, che ancora persiste, diede origine al canto popolare urbano, ma questo rappresenta soltanto una parte della musica folk italiana ed è stato perlopiù influenzato dalla raffinata arte musicale dell’Italia cosmopolita”.

Le ninnananne del contesto sociale contadino e patriarcale, infatti, non dovrebbero essere confuse con quelle di origine ‘colta’ i cui testi venivano scritti da scrittori e poeti, quasi tutti maschi, mentre la tradizione orale era affidata quasi interamente alle donne, di diversa età, incluse quelle più anziane e le adolescenti. In Italia, le ninnananne venivano cantate da tutte le donne presenti nella casa: mamme, nonne, zie, sorelle...

Roberto Leydi, uno dei più quotati esperti di musica popolare scrisse nel 1950: “Molto spesso, abbiamo notato che le donne italiane alle quali veniva chiesto di cantare una ninnananna mostravano un senso di imbarazzo e resistenza. Un meccanismo di difesa veniva attivato per proteggere qualcosa di molto intimo, molto personale, fortemente connesso ad un patrimonio interiore, particolare e segreto, da non rivelare”.

E’ evidente che il moderno stile di vita italiano e l’attuale mondo dei media hanno dato luogo alla creazione di ninnananne con nuovi contenuti, sia relativamente ai testi che alla musica.

In internet, possiamo sentire molti audio files di ninnananne contemporanee ed è anche disponibile una quantità di CD, ma raramente vi troviamo il richiamo magnetico ed il fascino di quelle antiche canzoni, trasmesse dalle madri alle figlie, distillate dalle esperienze della vita, attarverso i secoli.

La ninnananna, nel suo significato più essenziale, può essere considerata, tuttavia, una composizione al di là del tempo e dello spazio, appartenente al patrimonio poetico collettivo.

Questo patrimonio poetico si autogenera attraverso il canto di quelle mamme e quei papà che improvvisano le loro variazioni e danno ad altri futuri genitori l’opportunità di ancor più variazioni, pur mantenendo una struttura e tensione universali.

 
 
 
 
 
 
 
 
   
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