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Sulla lingua Italiana
I vari dialetti parlati di quel territorio che oggi identifichiamo con l’Italia subirono un processo di trasformazione dal latino ad una forma parlata di latino volgare, che portò alla formazione dell’italiano. Questa nuova lingua fu formalizzata nei primi anni del XIV secolo, in seguito all’opera letteraria di Dante Alighieri, La Commedia (in seguito chiamata La Divina Commedia).

Quest’opera fu letta ed amata in tutta la penisola ed il dialetto in cui era stata scritta divenne un modello autorevole che tutti potevano comprendere. L’italiano ha sempre avuto dialetti diversi per ogni città.

A partire dal tardo medioevo, varianti della lingua italiana divennero la lingua commerciale primaria per gran parte dell’Europa, specialmente la variante toscana e quella veneziana. Questo si rafforzò durante il Rinascimento con la solidità delle banche italiane e la nascita dell’umanesimo nelle arti.

Durante il periodo rinascimentale, tutti i gentiluomini tendevano a visitare l’Italia per vedere i suoi importanti monumenti storici e le opere d’arte. Gli europei colti erano tenuti a saper parlare italiano, almeno un po’. Il poeta inglese, John Milton, per esempio, scrisse le sue prime poesie in italiano.

Per stabilire quale fosse il nuovo italiano letterario, non soltanto in termini di lingua parlata, vi furono tre scuole di pensiero: i puristi per i quali la lingua doveva basarsi solo sui grandi classici della letteratura, in particolare Petrarca e Boccaccio; alcuni fiorentini che preferivano la lingua contemporanea parlata dalla gente comune fiorentina; ed i cortigiani che insistevano sul fatto che la nuova lingua dovesse invece tener conto delle varie corti e di ogni dialetto locale. Alla fine, le idee dei puristi prevalsero e, nel 1612, venne pubblicato il primo dizionario italiano.

Dopo l’unificazione del Regno d’Italia (1861), un gran numero di burocrati e soldati reclutati in tutto il paese, introdusse molte parole ed idiomi dei rispettivi dialetti. ‘Ciao’, ad esempio, è una parola veneziana.

La maggior parte delle lingue europee usa parole prestate dall’italiano in materie di arte e musica.

L’italiano è la lingua ufficiale in Italia e a San Marino, ed è una delle lingue ufficiali della Svizzera.

L’italiano usa l’alfabeto latino. L’italiano usa l’accento acuto sulla lettera e (come in perché) per indicare una vocale frontale semichiusa, e l’accento grave come nella parola tè, per indicare una vocale frontale semiaperta.

L’accento grave è anche usato sulle vocali A, I, O e U e si usa sulle finali di alcune parole, per esempio in gioventù.

La lettera H all’inizio di una parola, nella lingua parlata, è sempre muta.

 
 
 
 
 
 
 
 
   
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