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Sulle ninnananne Greche
Le ninnananne, in Grecia, hanno una tradizione di vecchia data. Sono considerate canzoni popolari realizzate, nell’arco dei secoli, come creazioni poetiche e musicali anonime. Nate dall’affetto e dal genuino sentimento greco, esse rappresentano un tesoro inestimabile.

La maggior parte delle ninnananne sono state create dalle madri greche delle generazioni passate, donne che sapevano per istinto che i loro bambini si sarebbero addormentati più facilmente grazie al canto.

Inventarono, così, diverse poesie di espressione femminile, dedicate ai bambini, con melodie e testi originali. Questi canti, esistiti per migliaia di anni, sono stati ritrovati in tutte le regioni della Grecia ed in quelle aree che in passato furono abitate da popolazioni greche.

Le origini delle ninnananne sono da ricercarsi in tempi lontani. Nella sua opera Le leggi, Platone, il grande filosofo ateniese del V secolo a.C., menziona: “Quando le madri vogliono far addormentare i loro bambini, li cullano in braccio e cantano per loro”. Teocrito, uno dei più insigni poeti greci del IV secolo a.C., creò una ninnananna molto simile a quelle contemporanee. Nel III secolo a.C., Ateneo, l’antico nutrizionista e scrittore, scrisse una serie di trenta volumi intitolata Sui simposii. Questa grande opera è una delle fonti più importanti per le informazioni sull’antica cucina e cultura greche. In vari passi, vi troviamo il termine antico di ninnananna.

Gli antichi greci credevano che le ninnananne calmassero il bambino non solo per melodia, ma anche perché lo rassicuravano della vicinanza della mamma. La presenza della mamma faceva sentire sicuro il bambino e così inconsapevolmente questi si addormentava. Gli antichi greci costruivano le culle con rami di salice e le appendevano al soffitto, in alto, per maggior sicurezza.

Nell’antica Sparta, a volte, si usavano gli scudi dei guerrieri come culle. Secondo Teocrito (IV secolo a.C.), la madre di Ercole era solita cullare l’eroe bambino nello scudo di suo padre.

Oltre a cullare, le antiche madri greche usavano anche le raganelle. Queste erano fatte di argilla, con forma di animali, con un lungo manico e delle piccole pietre all’interno. Fu un’invenzione di Archita, il grande amico di Platone. Archita non aveva figli, ma amava molto i bambini e per loro inventò la prima raganella. Gli antichi greci apprezzavano talmente il compito delle raganelle che perfino Aristotele nella Politica menzionò che ‘noi tutti dobbiamo convenire che l’uso della raganella di Archita è molto efficace’.

Le ninnananne si sono tramandate attraverso le generazioni, grazie alla tradizione orale. Tutte sono caratterizzate da un elemento di base: la necessità della madre di comunicare con la propria bambina, o bambino, esprimendo amore, speranze, ansie ed aspettative.

La mamma canta dei suoi sogni e desideri, del suo orgoglio di madre e degli umori giocosi.

Le speranze per il miglioramento della condizione sociale dei figli sono comuni e la mamma esprime consapevolmente il desiderio che i figli, un giorno, godano di uno status sociale più elevato del proprio.

Le ninnananne di solito cominciano con nani-nani oppure con nana (per esempio a Creta). Durante il Medioevo, le madri greche nell’Italia meridionale, facevano addormentare i bambini dicendo nino, nino oppure nana, nana. Un altro motivo frequente è l’invocazione al dio Sonno o ad una figura santa quale il Cristo, la Vergine Maria o i santi.

Le ninnananne greche mostrano variazioni da regione a regione, secondo il loro luogo di origine. Nelle ninnananne delle isole, si menzionano frequentemente il mare, le navi ed il sole. Mentre nelle ninnananne della Grecia continentale e delle sue regioni montuose, si trovano accenni alle montagne, agli animali, alle piante locali e alla coltivazione.

 
 
 
 
 
 
 
 
   
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